Scuola, supplenti senza stipendio: l’ennesima vergogna italiana

Insegnanti pagati con mesi di ritardo, nonostante si tratti di precari che spesso anticipano le spese per poter lavorare. Come mai a pagare, in Italia, è sempre la scuola?

Domanda facile facile: qual è quello Stato che non paga gli stipendi ai docenti della scuola pubblica? Facciamone un’altra, dai: qual è quello Stato che non paga gli stipendi ai docenti precari della scuola pubblica? Troppo facile anche questa. Proviamo con la terza: qual è quello Stato che non paga gli stipendi ai docenti precari della scuola pubblica che hanno dovuto viaggiare un anno intero su e giù dall’Italia, anticipando spese e dannandosi l’anima a più non posso. La risposta è sempre la stessa: lo Stato italiano.

Nonostante un nuovo sistema entrato in vigore di recente, che avrebbe dovuto impedire i clamorosi ritardi degli anni passati, ancora una volta migliaia di docenti precari – l’ossatura della scuola italiana – non ricevono lo stipendio da mesi. Anche se, dal Miur, arrivano toni tranquillizzanti: “Entro il 20 luglio saranno pagati tutti gli arretrati”.

Bene. Intanto, nell’attesa di sapere dai docenti italiani precari se veramente quei soldi saranno accreditati, problema formale o meno, il ritardo nei pagamenti delle supplenze temporanee è assolutamente ingiustificabile. È brutto dirlo, ma una volta tanto sarebbe interessante provare a capire come reagirebbero a ritardi così incredibili sull’accredito dello stipendio i dirigenti e i funzionari da cui dipendono questi disguidi.

E, disguidi formali o meno, qualche ministro, politico, governante dovrebbe preoccuparsi del perché le cose vanno sempre così maledettamente a rilento quando si tratta degli insegnanti italiani, di quelli per di più precari che hanno approfittato di qualche supplenza per riuscire a sbarcare il lunario e a costruirsi un buon punteggio. Sempre nella speranza futura di trovare stabilità lavorativa un giorno o l’altro. Sarebbe anche bello che, oltre preoccuparsi, facessero qualcosa.

Ovviamente, come sempre, in tutta questa querelle a rimetterci saranno sempre gli studenti. Tra mancanza di risorse, stipendi che non arrivano, buone scuole che stentano ad affermarsi, come si pensa di riuscire a formare in modo adeguato gli italiani del futuro?

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