OMOSESSUALI, ORGOGLIO E PREGIUDIZI

Discriminazioni – Una lettrice a Massimo Fini: “Mio figlio è gay, ma non per questo è meno uomo”

Gentile direttore, sono costretta a scriverle in merito a un articolo del 2 agosto a firma Massimo Fini. Purtroppo è la seconda volta che il giornalista parla di omosessualità, mi spiace aggiungere un po’ a sproposito, e ancora una volta senza cognizione di causa. Io e mio marito, orgogliosi genitori di un figlio omosessuale, nel leggerlo siamo scoppiati a ridere e questo ci è dispiaciuto molto. È stata una risata amara, anche se una risata. Oggi, l’omosessualità maschile non è in aumento perché la paura degli uomini nei confronti della donna è diventato terrore e al contempo l’omosessualità femminile è in aumento perché le donne faticano sempre di più a trovare il maschio alfa, il cosiddetto maschio vero. Queste idee fanno parte di quella mentalità omofobica di cui la società era intrisa fino al midollo, fino a non molto tempo fa.

Checché ne pensi Fini, gli uomini omosessuali sono uomini fino in fondo e le donne omosessuali sono donne fino fondo. Pensare il contrario significa essere omofobi, ci rifletta Fini. A differenza di un tempo, le donne e gli uomini omosessuali sembrano aumentare perché hanno il finalmente il coraggio di mostrarsi per quel che sono e vivere la vita che davvero vogliono, grazie a un cambiamento molto lento ma inesorabile verso una società più aperta e accogliente. Lo riferisca per favore a Massimo Fini, che pensa che Natura sia l’uomo che sta con la donna e viceversa. Natura è quella che è: uomini che amano uomini donne che amano donne, donne che amano uomini, uomini che amano donne, individui sterili che campano cent’anni, individui fertili che han fatto figli in età adulta e poi campano fino a cent’anni, individui che decidono in libertà di abortire, genitori che, come noi, hanno partorito un figlio omosessuale. Natura non può essere imbrigliata. LAURA BELLANDI

La risposta di Massimo Fini

Nella mia autobiografia Una vita racconto di un rapporto omosessuale avuto da ragazzo. Ho frequentato gli ambienti omosessuali finché erano costretti a vivere nelle catacombe e per L’Europeo ho fatto un servizio, in tre puntate, in tutta Italia sulla condizione degli omosessuali negli anni Settanta. Premesso che come ho scritto e riscritto mille volte ognuno ha diritto di agire la propria sessualità come meglio crede o l’istinto gli detta, gli omosessuali mi sono diventati indigesti per una loro certa tracotanza che è venuta fuori da quando non sono più discriminati. Parlare oggi di “orgoglio omosessuale” è altrettanto cretino che parlare di “orgoglio eterosessuale”. Definirmi omofobo mi pare far parte di uno dei tanti integralismi che ci affliggono fra cui oggi dopo quello eterosessuale c’è anche quello omosessuale. Ci rifletta Signora Laura Bellandi. MASSIMO FINI

da il fatto Quotidiano 11 agosto 2017

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