La Grande Vecchia (M.Travaglio)

Da quando Renzi ha dichiarato guerra alle fake news degli altri, non passa giorno senza che vengano smentite le sue. Su Etruria la vulgata renziana era “tutta colpa di Bankitalia, non dei Boschi”. Poi purtroppo si è scoperto che: col crac della banca aretina, Bankitalia (colpevolissima su mille altri fronti) non c’entra nulla; Boschi padre è indagato per bancarotta e falso in prospetto; Boschi figlia non perorava la causa di Etruria solo con Ghizzoni (Unicredit) e Consoli (Pop Vicenza), ma pure con Vegas (Consob). Su Beppe Sala, fiore all’occhiello dei nuovi sindaci renziani (anche perché sono pochini), la vulgata renziana, rilanciata dai giornaloni, era che: l’indagine a suo carico è “solo” per falso materiale e ideologico sul principale appalto di Expo (mentre la più grave turbativa d’asta è caduta) e “solo” per una scorciatoia presa a fin di bene e senza danni per nessuno, al solo scopo di salvare l’Evento del 2015 che sennò, andando appresso alla burocrazia, sarebbe saltato. Ora si scopre che Sala è indagato anche per abuso d’ufficio (così è stata riqualificata dal Pg la turbativa d’asta), per aver assegnato senza gara l’appalto sulla fornitura degli alberi della Piastra all’impresa Mantovani.

Questa acquistò le piante per 1,6 milioni, ma Sala – cioè il contribuente – fu così gentile da pagarli 4,3 milioni (716 euro per ciascuna, che ne costava 266), infatti il Pg parla di “danno di particolare gravità” per la collettività e “ingiusto vantaggio patrimoniale alla Mantovani”. Altro che scorciatoia a fin di bene. Sala, tramite i legali, accusa il Pg di “attività persecutoria”, come un B. qualsiasi. E il Pd tace, cioè acconsente. Infine le fake news. Giovedì, nell’imbarazzato silenzio dei giornaloni, i capi dei servizi segreti Aisi e Aise, Mario Parente e Alberto Manenti, rivelano al Copasir che non risultano interferenze russe nella campagna referendaria del 2016 né a favore dei 5Stelle. Peccato, perché Renzi e la stampa al seguito avevano preso molto sul serio la maxiballa dell’ex vicepresidente Usa Joe Biden – che chiameremo Bidon, ad honorem – sulla complicità del Grande Vecchio putiniano nel successo del M5S e nella débâcle del Pd.

La vulgata renziana – lanciata col leggendario “Cari 5Stelle e leghisti, vi abbiamo sgamati!” urlato dal Bomba alla Leopolda e strombazzato dai soliti giornaloni, in primis La Stampa col mitico Johnny Raiotta e il detective Jacopo Iacoboni –parlava di una Spectre mondiale intenta a truccare le elezioni italiane col cervello a Mosca (Putin), le braccia a Milano (Casaleggio Associati e Lega Nord) e i tentacoli dappertutto.

Ad Afragola c’è la cellula capitanata da “Marco Mignogna, esperto di marketing coche”, “webmaster freelance”, “titolare di Infoa5Stelle”, “attivista del M5S” che usò la stessa email anche “per creare il dominio Iostoconputin.org” per nascondere la “possibile regia russa”, e “amico su Facebook di Raggi, di Di Maio e del guru della comunicazione di Salvini” per occultare i suoi rapporti con 5Stelle e Lega (Il Mattino). A Imola regna e governa a suon di patacche Armando Manocchia, ex leghista e “dominus del sito anti-islamico e anti-immigrati ImolaOggi”, dunque emissario della Trimurti Putin-Grillo-Salvini (Il Mattino). A Parma dirige il traffico delle bufale “l’imprenditore edile Vincenzo Todaro”, siciliano di Sciacca che “vive a Parma” per gestire “il sito La Catena Umana e una ventina di siti di notizie poco attendibili”, il cui nesso col Cremlino, il Carroccio e i grillini non è ben chiaro, ma siccome “non esclude che Catena Umana possa evolvere in un movimento”, ci siamo quasi (Il Mattino). A Frascati spara balle il capocellula Gian Carlo Colono, imprenditore, da una “centrale di fake news” molto particolare: “Entri nel piccolo appartamento a piano terra e trovi crocefissi e immagini della Madonna”. E i computer? “Non ce n’è neppure uno”, forse perché quella è “la sede di un’associazione di volontariato che aiuta i poveri, la ‘Luce di Maria’”. Ergo “c’è il timore che con le fake news dalla Russia si influenzino gli equilibri politici internazionali” (Il Messaggero). Dai Castelli Romani a Terni il passo è breve: lì imperversa un altro spacciatore della disinformatija putinian-grillin-leghista: “Leonardo Piastrella”, che quando diventa un “cavaliere nero dell’intossicazione online” diventa “Ermes Maiolica”, e con quel nome è diventato “il più noto bufalaro italiano”. Un tipo losco: “Metalmeccanico di 34 anni” in “una fabbrica di manufatti in alluminio”, “ex punk, terza media in tasca e i soldi per comprare il primo modem non più di sei anni fa, apre le porte del Sistema”. Tutt’intorno a lui, “un fiume di denaro” grazie ai “broker pubblicitari” che accorrono da tutto il mondo per riempire Piastrella di rubli. Infatti la pista porta pure “a Londra, a Mosca e in Albania”: “così si finanzia la fabbrica delle fake news” e ci siamo capiti. Ora, non bastando Piastrella e Maiolica, “in Rete ha cominciato a fare capolino un certo Vincenzo Ceramica. Provate a indovinare chi sia”(la Repubblica). E ho detto tutto. Renzi li aveva sgamati uno per uno e il commissario Iacoboni pure. Senza dimenticare “Adesso Basta”, “pagina di disinformazione politica” spesso condivisa “da account ufficiali TW e Facebook della Lega Nord, subito sgamata dal Pd. Un focolaio d’infezione che diffonde fra gli elettori più impressionabili “il caso di Nonna Peppina” (la terremotata 95enne di Macerata sfrattata dalla sua casetta di legno, trasferita in un vecchio container e poi finita in ospedale), con le “conseguenze economiche e politiche” che potete ben immaginare. Il Grande Vecchio resta ancora nell’ombra, ma intanto abbiamo individuato la Grande Vecchia. Sono soddisfazioni.

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