Il Jobs Act è un flop: dati occupazionali in caduta libera

Ancora una volta i dati attestano il fallimento del Jobs Act, nonostante nei mesi scorsi l’allora presidente del Consiglio, Matteo Renzi, abbia difeso la legge. Secondo i dati dell’Inps, infatti, nel primo trimestre i contratti a tempo indeterminato sono aumentati di 17.537, vistosamente in calo rispetto ai 41.731 dello stesso periodo del 2016. Nel 2015, nello stesso periodo, furono 214.765. In tutto le assunzioni a tempo indeterminato sono stati 310.004 in calo del 7,6% rispetto al I trimestre 2016 quando erano stati 335.664. Giù anche il dato sulle trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine: -3,1%. Sono state infatti 68 mila nel I trimestre, contro i 70.147 del I trimestre 2016.

Drastico calo poi, corrispondente a un -17,3%, degli apprendisti trasformati a tempo indeterminato, che sono dunque stati 20.862 contro i 25.237 del I trimestre 2016. Le cessazioni sono state invece 381.329 nel I trimestre dell’anno, e sono state 389.317 nel I trimestre 2016. Nel mese di marzo, sono invece cresciute le domande di disoccupazione su base annuale: in tutto sono state presentate 15 domande di ASpI, 4 domande di mini ASpI e 109.823 domande di NASpI. Nello stesso mese sono state inoltrate 353 domande di disoccupazione e 1.139 domande di mobilità. La crescita complessiva rispetto al marzo dello scorso anno è del 12%. Per quanto riguarda la cassa integrazione, invece, sono state autorizzate 23,9 milioni di ore, in diminuzione del 58,1% rispetto allo stesso mese del 2016 (57,0 milioni). Anche il calo rispetto a marzo è netto: -38,9%.

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