Il tartufo è un bene primario, gli assorbenti no (Milena Gabanelli)

Sono tanti i prodotti di cui è complicato fare a meno, ma per ogni donna, per almeno quarant’anni della propria vita, ce n’è uno assolutamente indispensabile: l’assorbente. Le mestruazioni arrivano ogni mese, durano in media dai tre ai cinque giorni e, per una questione igienica e sanitaria, bisogna cambiarsi almeno quattro volte al giorno. Si stima che in Italia le donne che ogni mese si recano al supermercato per comprare assorbenti siano 21 milioni. Ogni anno in Italia vengono venduti 2.6 miliardi di salviette igieniche, con l’Iva al 22%.

Nessuna donna può farne a meno
Ogni donna, dal menarca alla menopausa, escludendo le eventuali gravidanze, ha circa 520 cicli mestruali e consuma almeno 12 mila assorbenti. I prezzi allo scaffale sono molto variabili, ma in media una confezione da 14 salviette igieniche costa 4 euro, e spesso ne servono due. Ma per la legge italiana questo prodotto non è considerato bene di primaria necessità, ed è tassato al 22%. Calcolando che per tredici cicli l’anno vengano spesi, fra assorbenti esterni e interni circa 126 euro, di questi 22,88 euro vanno allo Stato come imposta sul valore aggiunto. La stessa Iva è applicata anche alle più durevoli mooncup, ancora poco diffuse e vendute in un milione di pezzi.

I pannolini al 22%
Lo stesso calcolo è possibile applicarlo ai pannolini per neonati. Un costo fisso indispensabile per tutte le famiglie che crescono un bambino nei primi tre anni di età. Si calcolano oltre 2 miliardi di pannolini venduti ogni anno nel nostro paese. In media un pacco di venti pezzi costa otto euro, e nei primi mesi dura 2 giorni. Per ogni scatola convenienza multipack da 180 pannolini, la spesa è di 30 euro. In una anno una famiglia sborsa fino a 1.152 euro in pannolini, di cui 208 sono d’imposta. Non serve ribadire che si tratti di beni di prima necessità. Non si può far senza.

Il decreto del 1972
L’Iva, applicata sui prodotti di largo consumo, è stabilita per legge. La tassa ricade interamente sul consumatore finale. La classificazione dei prodotti in commercio in Italia suddivisa per fasce di imposta dipende da un Decreto del Presidente della Repubblica del 1972. La norma indica i beni che possono essere considerati imprescindibili o essenziali ad una tassazione agevolata. Lasciando che ogni altro prodotto rientri nel più ampio calderone con l’Iva al 22%.

Iva agevolata: rosmarino, tartufo, manifesti elettorali
Quindi tutti i «giochi» che cadono sotto l’ombrello dei monopoli, come le scommesse e il gioco del lotto, sono esenti da Iva; ma lo sono anche monete e lingotti d’oro da investimento. Su latte e ortaggi, che sono beni primari e deteriorabili, viene applicata l’aliquota al 4%, insieme a occhiali o protesi per l’udito, ma anche i volantini e manifesti elettorali. Iva ridotta al 10% anche per carne, birra, cioccolato, ma pure tartufo, e merendine — che proprio indispensabili non sarebbero — come non lo sarebbero i francobolli da collezione e gli oggetti di antiquariato. Perfino basilico e rosmarino sono al 5%. Assorbenti e pannoloni invece no, sono al 22%, come le automobili e i televisori.

Quanto incassa lo Stato sugli assorbenti
A dichiarare quanto incasserebbe ogni anno lo Stato sulla vendita di questi beni è Fater Group: 65 milioni di euro. Poca roba, ma una riduzione dell’aliquota magari farebbe comodo alle famiglie monoreddito, e soprattutto darebbe anche l’idea di uno Stato che ha sensibilità verso il mondo femminile, sempre oggetto di tante attenzioni, ma «a chiacchiere». Tra l’altro, esiste una direttiva del Consiglio Europeo del 2006 che ha stabilito: «I prodotti di protezione per l’igiene femminile possono essere assoggettati alle aliquote ridotte».

Cosa succede nel resto d’Europa
La Francia ha portato l’imposta dal 20% al 5.5%, l’ Olanda al 6%, in Inghilterra è stata ridotta dal 17,5% al 5,5%. L’ultimo in ordine di tempo è stato il Belgio dove alcune parlamentari sono riuscite a inserire nella legge di bilancio del 2017 la diminuzione dal 21% al 6%. L’Irlanda, così come il Canada, la ha invece addirittura abolita. Sui pannolini il dibattito resta aperto: ad oggi soltanto Irlanda e in Inghilterra hanno imposto la zero tax per i nappies.

Giusto per ricordarlo: alle ultime elezioni del 4 marzo le elettrici sono state 24 milioni, 1 milione e 700 mila in più rispetto agli uomini.

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