Benigni diffida Report, il web si ribella A difenderlo c’è solo Rondolino

Avvocati armati – Investimenti flop e Cinecittà: l’inchiesta su Rai3

Nel weekend pasquale la parola #Benigni è stata una delle più digitate su Twitter. Non per una nobile ragione, o qualche suo film ritrasmesso, ma perché il regista premio Oscar ha diffidato Report dal mandare in onda un’inchiesta che lo riguarda (come abbiamo anticipato sul Fatto di domenica). Il programma di Sigfrido Ranucci ha fatto notizia ancora prima di andare in onda: Giorgio Mottola racconta l’investimento di Benigni e della moglie Nicoletta Braschi negli studi cinematografici di Papigno, a Terni, poco dopo aver girato lì La vita è bella. Una scelta economicamente pessima: dopo pochi anni, milioni di fondi pubblici accumulati e tanto denaro perso, Benigni cede gli studi di Papigno a Cinecittà Studios (di Luigi Abete, Aurelio De Laurentiis e Andrea Della Valle). Ora Cinecittà torna in mani pubbliche, insieme all’investimento in perdita – e ormai completamente abbandonato – ideato dal regista.

BENIGNI ha tentato di bloccare l’inchiesta con una minacciosa lettera del suo legale – Michele Gentiloni Silveri, cugino del premier – e annunciando querela, come prima di lui fece Silvio Berlusconi e molto più di recente Matteo Renzi. Sul web il moto di solidarietà verso Report e di indignazione per la posizione del regista è stato praticamente unanime. Mentre scriviamo (e prima dell’inizio della puntata), sotto l’hashtag #Benigni sono stati digitati quasi 2.300 tweet. Molti riportano l’articolo del Fatto di domenica, quasi tutti sono estremamente critici con l’artista:

“Te credo che ‘la vita è bella’: soprattutto quando lo Stato si accolla i tuoi debiti, vero #Benigni?”, “#Report fa ‘arrabbiare’ pure #Benigni con inchiesta su investimento flop… e lui diffida: ormai è un ‘vizio’ del #Pd e dei suoi ‘affiliati’”, “#Benigni, quello che una volta prese in braccio #Berlinguer!”.

Diversi commenti rinfacciano a Benigni di essere stato uno dei più illustri firmatari dell’appello “Nessuno tocchi Report” nel 2011, quando la trasmissione rischiava di essere minacciata dagli impeti censori berlusconiani. Quasi nessuno invece prende le difese del regista. Tra di loro, in direzione ostinata e contraria, l’editorialista ultra renziano del sito de l’Unità, Fabrizio Rondolino: “Che vantaggio c’è – si chiede su Twitter – a infangare uno dei pochi italiani amati e rispettati nel mondo? #Benigni @reportrai3”. Ma anche la domanda retorica di Rondolino ottiene una serie di risposte polemiche:

“L’amore per la verità, per esempio? Quando descrivere è sinonimo di infangare, allora è il momento di preoccuparsi”, “Tu sei abituato a fare domande scomode a seconda di chi ti trovi davanti. I veri giornalisti non guardano in faccia a nessuno. Impara”, “Senza colpevolizzare nessuno, giornalismo non è solo narrazione di ciò che è bello, ma anche di ciò che è scomodo. Non crede?”.

Tommaso Rodano | il Fatto Quotidiano 18 aprile 2017

I commenti sono chiusi.